mercoledì 24 giugno 2009

Dopo le ombre... Xander Beaverhousen

Un omino calvo, soffuso di un timido colore azzurrino, muove un passo incerto. Il capo chino, come a suggerire la profonda incertezza della sua andatura e una fragilità di fondo. La vulnerabilità dell’essere umano. Eppure è ancora diritto, e procede per la sua strada, tempestato dallo stesso azzurro che modella la sua sagoma. Un mondo ostile che è parte di lui. Di cui lui è parte. Una selva luminosa quanto oscura, che dovrà comunque attraversare.


Lo stesso omino. Qualche passo più avanti. O forse qualche passo fa. Il verde che lo illumina potrebbe richiamare la gioventù e l’inizio della vita. Momento di grandi promesse, ma anche tunnel irto delle peggiori paure. Il capo, sempre chino, è in parte violaceo, in parte bianco gesso. E’ il momento delle domande e della ricerca di un’identità. Istante possente e lacerante, che sembra far esplodere un’anima di sangue intorno al pellegrino. Egli si muove in un contesto illuminato da un chiarore dorato, ma sembra non curarsene. Forse perché è al principio che si teme di più l’arrivo della fine. Eppure va. Il suo passo umile continua a spingerlo avanti.


Il passo successivo tocca la tragedia, e la memoria a essa collegata. I colori si fanno cupi intorno all’omino che avanza stoicamente. Un triangolo rosa si è acceso sul suo petto come una ferita dai colori delicati, ma non per questo meno sanguinante. Testimonianza di una piaga storica da non dimenticare. La sua figura è ora di un triste blu che non manca però di luce, segno di una speranza irriducibile. Le vampe color ruggine che lo assediano contribuiscono a definirne i contorni, e gli donano un incedere epico. Inarrestabile. Muto. Dignitoso.

E’ uno straordinario ciclo sequenziale del giovane artista sardo che si firma Xander Beaverhousen. Il mondo bear sta imparando a conoscerlo con il nome di Grandaddy all’interno dello pseudoreality “Desperate Bears”, dove gareggia in simpatia con altri giovani orsi. Ma la sua vena pittorica è distante anni luce dalla goliardia che pure non disdegna in contesti differenti. I temi che tratta nelle sue opere appaiono profondi e serissimi. Le tecniche miste, che integrano la pittura canonica con l’assemblaggio di materiali di scarto, dimostrano che Xander ha già alle spalle un percorso artistico vissuto con grande consapevolezza.

Come molti figli degli anni 80, Xander ha scoperto la sua attitudine al disegno imitando lo stile degli anime giapponesi e intraprendendo gli studi superiori presso il Liceo Artistico. Quindi ha cominciato molto presto ad allestire mostre nella sua città. Tra queste ricordiamo, nel 2008 presso il Vintage Club di Cagliari, “Placatis umbris” (“Dopo aver placato le ombre”), collettiva in cui cinque artisti erano chiamati a esprimersi sul tema dell’avversità e della sopravvivenza.
«Ho partecipato anche a un importante concorso nazionale», racconta lo stesso Xander. «Il Premio Terna per l’Arte Contemporanea. Non posso dire di aver vinto. Ma considerando che mi sono classificato al 162esimo posto su 3156, ricevendo tra l’altro ben 200 voti... Beh. Credo di aver ragione nel sentirmi incoraggiato.»


E la sua arte, in effetti, è in crescita. L’uso dei materiali assemblati, trattato a volte alla stregua di palinsesto su colorazioni acriliche, permette a Xander di squarciare la pelle della sua stessa opera, spezzarne i sigilli più superficiali e mostrarne a tutti l’aspetto profondo. Il pasto nudo metaforizzato da William Burroughs. L’idea spogliata dalle convenzioni ed esibita nella sua forma più intima. La plastica deformata, lo spago attorcigliato apparentemente alla rinfusa, diventano finestre spalancate sulle idee dell’artista. Non manca una vena surrealista, che echeggia in alcune delle opere forse meno sperimentali, ma di sicura suggestione. Colori caldi per rischiarare ambienti dalle architetture aliene, e tocchi fumosi per celebrare la relazione tra pianta e essere umano. Entrambi radicati nella terra, entrambi aspiranti al cielo. Un destino comune incerto, suggerito dalla luce di un tramonto (o è un’alba?) caliginoso.

Dopo aver firmato anche scenografie per spettacoli teatrali, attualmente Xander sta portando avanti un nuovo progetto.
"Xander Beaverhousen for Radiohead", una serie di lavori ispirati alle canzoni della band Radiohead. Ma è in fase di preparazione anche una serie di illustrazioni destinate a libri per ragazzi e altro ancora.
«Sto pensando a una nuova mostra, stavolta personale», racconta con entusiasmo. «Intendo stravolgere la concezione canonica di quadro. Non sempre è necessaria o sufficiente una tela per rappresentare quel che si ha dentro. Vedrete. Sarà un’installazione che mixerà pittura, musica e scultura. Un’espressione artistica oltre i limiti.»
Gli auguriamo di cuore di raggiungere presto il traguardo che si propone. Finora le sue opere hanno mostrato una capacità di maturazione molto veloce e una passione pittorica dirompente. Teniamo le dita incrociate affinché la sua stella cominci a brillare, e nonostante le asperità culturali del nostro paese, possa portare una ventata d’aria fresca in un panorama artistico mai come adesso bisognoso di talenti in crescita.




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1 commento:

maurizio ha detto...

bravo ale ti auguro un in bocca al lupo grandissimo